Ultima modifica: 29 Novembre 2017
Istituto Comprensivo Statale Bassano2 > News > Le placche nel mondo: esperimento di geografia

Le placche nel mondo: esperimento di geografia

Lunedì 6 novembre, la mia classe ed io abbiamo fatto un esperimento insieme al professore Pulejo (prof. di approfondimento di geografia). Per fare un lavoro di squadra, il prof ci ha diviso in gruppi da tre: io ho collaborato con Jessica e Nicola. Lo scopo di questo esperimento consisteva nel riuscire ad osservare meglio dove sono situate le placche e dove possono essere i confini tra di esse. 
Per questo esperimento, abbiamo utilizzato una pallina da tennis di media grandezza e un foglio sul quale era raffigurato il planisfero.
Innanzitutto i miei compagni di squadra ed io ci siamo divisi i compiti: io ritagliavo il planisfero, Jessica lo incollava sulla pallina e Nicola prendeva appunti.  Ho iniziato a tagliare il planisfero in modo tale che una volta incollato, riuscisse a coprire bene la pallina e a creare così un mappamondo. Una volta incollato e steso per bene sulla pallina, abbiamo potuto constatare che il mappamondo, oltre a raffigurare i continenti, mostra anche il territorio in cui le placche si estendono e delinea i loro confini.

Abbiamo osservato che:

  • le placche sono molto numerose, più dei continenti;
  • hanno forme e dimensioni diverse;
  • la più grande sembra essere la placca pacifica, che si estende in corrispondenza dell’Oceano pacifico, dalle Coste dell’America fino alle coste dell’Asia orientale (Russia a Nord, Cina al centro, Filippine e Malesia a sud;
  • La placca antartica è anch’essa molto grande e occupa tutta la superficie del polo sud, arrivando vicino alle coste del Madagascar, dell’Australia del sud e dell’America del sud.
  • La placca americana occupa tutto il continente dell’America del Nord (USA e Canada) e si estende per tutta la Russia orientale (Siberia orientale);
  • La placca euroasiatica si trova in corrispondenza del Continente europeo e dell’Asia fino alla Siberia orientale;
  • La placca africana è sottostante al continente africano, con margini più ampi dei confini del continente stesso.
  • L’Italia si trova nella zona sud della placca euroasiatica ed è al confine di quella africana;
  • Tutte le placche hanno i margini che combaciano, in modo che sembrano pezzetti di un unico puzzle.

L’esperimento dimostra la fondatezza della teoria della “tettonica a placche”, cioè che il nostro pianeta era inizialmente formato da un’unica placca, detta Pangea, un super continente interamente circondato dal mare. In seguito, per causa di enormi terremoti e cataclismi, la Pangea si è frantumata in diverse placche che scorrono su un mantello di materia fluida e incandescente. A causa del loro continuo movimento, si sono formati lentamente gli attuali continenti. Il movimento delle placche sul mantello ha dato origine a diversi fenomeni che hanno reso i continenti come sono oggi.

In particolare:

  • Il movimento delle placche si traduce in terremoti, quando due placche si scontrano. Ecco perché le zone “sismiche” più a rischio sono quelle a confine tra due placche (es l’Italia è nella placca euroasiatica, ma al confine con quella africana); quando lo scontro delle placche avviene in mare aperto, origina un maremoto (tsunami).
  • Le montagne sono il frutto dello scontro tra due placche: ad esempio la placca indiana, spinta dalla placca africana a ovest e australiana a est, è andata in collisione con la placca eurasiatica e ha formato la catena dell’Himalaya. Lo scontro, infatti, frattura le rocce e le corruga fino ad innalzare dei rilievi, anche molto alti. La stessa cosa è accaduta per la formazione delle Alpi: in questo caso la placca africana ha spinto quella eurasiatica confinante corrugando la crosta terrestre e dando origine alla catena delle Alpi (orogenesi).
  • Le dorsali oceaniche originano allo stesso modo, ma sono montagne o profonde spaccatura che si trovano negli abissi marini.

Grazie a questo esperimento ho potuto vedere in modo tridimensionale come è divisa in “pezzetti” chiamati zolle o placche la nostra superficie terrestre.

Virginia Zarpellon classe 3^C