Giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime della mafia
E’ un problema odierno, che fa paura, nessuno ne vuole parlare e nessuno ne vuole sentire il nome. Di cosa stiamo parlando esattamente? Della mafia, un’organizzazione criminale che basa la propria forza sulla violenza e sull’omertà e su attività illecite di vario tipo. E’ nata in Italia e oggi si distingue in tante associazioni mafiose, per nominarne alcune organizzazioni, Cosa Nostra in Sicilia, la Ndrangheta in Calabria, la Sacra Corona Unita in Puglia e la Camorra in Campania.
Oltre a Falcone e Borsellino (le vittime probabilmente più conosciute) ci sono state altre 1002 vittime, meno ricordate e la cosa più grave è che 112 di queste sono minorenni. Per questo è stata istituita il 21 marzo la giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime della mafia; e noi, ragazzi di 3^E, vorremmo in particolare soffermarci su queste 112 vittime innocenti, che si trovavano nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, nella situazione sbagliata.

“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine” questa è una delle frasi più celebri di Giovanni Falcone, che ci mette la speranza che si riuscirà a sconfiggerla. Oggi ci soffermiamo proprio sui minorenni uccisi, per spiegarvi che le vittime della mafia non sono solo adulti, ma anche ragazzi, che spesso avevano la nostra età e avevano delle famiglie, degli amici, dei sogni e dei progetti per il futuro, come tutti noi.
Giuseppe Letizia, all’età di soli 12 anni, è stato testimone dell’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto, di conseguenza fu avvelenato, e quindi ucciso.
Gabriele – Giuseppe di Matteo, dopo ben 779 giorni di prigionia fu strangolato e poi sciolto nell’acido, con l’unica colpa di essere il figlio di un ex mafioso. Il colpevole fu Giovanni Brusca, anche accusato della morte di Giovanni Falcone.
Graziella Campagna è anche lei una delle vittime minorenni della mafia. Scomparve a 17 anni il 12 dicembre 1985, e in seguito fu uccisa perché involontariamente mentre svolgeva il suo lavoro di lavandaia aveva trovato nella tasca di una camicia l’agenda del boss siciliano Gerlando Alberti, ed era venuta a conoscenza di fatti che non doveva sapere. Quella sera la ragazza salì su un’auto sconosciuta, e il suo corpo fu ritrovato dal fratello 2 giorni dopo a Forte Campone.
Anna Nocera fu uccisa dal suo fidanzato, figlio di un mafioso, il 10 marzo 1878, all’età di 17 anni, per nascondere la sua gravidanza.
Annalisa Durante muore il 24 Marzo 2004, a 14 anni. Si trovava sulla traiettoria di un proiettile, destinato a un boss della camorra, che si nascose dietro la ragazza, usandola come scudo umano. Salvatore Giuliano, così si chiamava il boss, fu condannato a 24 anni di carcere, che poi furono ridotti a 20. Annalisa morì dopo 8 giorni.
Ciro Zirpoli era figlio di un camorrista. Il padre e lo zio una volta arrestati sono diventati collaboratori di giustizia. Il ragazzo di appena 16 anni divenne l’obiettivo della vendetta dei camorristi denunciati dai suoi parenti. Un pomeriggio stava tornando a casa dopo essere stato con i suoi amici, quelli che saranno di lì a poco i suoi killer, gli sono andati incontro sorridenti, chiamandolo per nome: “Ciao Ciro”, e appena li ha superati gli hanno sparato sulla schiena.
Davide Landini e Saverio Ieraci sono stati uccisi in un agguato di ‘ndrangheta a seguito di una lite in una sala giochi di Cinquefrondi in provincia di Reggio Calabria. Appena usciti, all’improvviso da un’auto partirono diversi colpi di pistola e di fucile. Davide morì sul colpo, mentre Saverio Ieraci morì poco dopo in ospedale. La lite si era scatenata per la distruzione di alcuni cartoni del supermercato. Davide aveva 17 anni, Saverio 13, il Killer era un ragazzo della loro età.
Graziella Maesano stava pascolando il gregge con il padre e la cugina, quando per un regolamento di conti tra la sua famiglia e i Lio fu uccisa ad appena 9 anni.
E così Domenica Zucco che di anni ne aveva soltanto 3. L’obiettivo della ‘Ndrangheta era il padre, Domenico, ma i mafiosi non si fecero scrupolo di uccidere anche lei nell’agguato.
Luigino Cangiano, un bambino di appena 10 anni, giocava con alcuni amici nel rione Siberia, quartiere periferico di Napoli, quando venne ucciso da una pallottola vagante. Si trovò per caso nel bel mezzo di uno scontro a fuoco tra poliziotti e un gruppo di spacciatori. Aveva abbandonato la scuola per aiutare la mamma nel suo lavoro e da poco aveva imparato a leggere e scrivere frequentando la Scuola della Comunità di Sant’Egidio.
Un tempo i codici mafiosi vietavano di uccidere i bambini, su cui c’era il tacito accordo di non vendicarsi, ma i mafiosi non hanno alcuno scrupolo, nessun rispetto della vita umana. Colpire gli innocenti è un modo per affermare ed esercitare il loro potere.

Paura, terrore, lacrime. Questa è la mafia. Questo è ciò di cui si nutre la mafia. Onestà, speranza e amore. Questo è ciò che la fa morire. Ma non possono bastare i pensieri positivi, dobbiamo combattere tutti i giorni, se vogliamo che questo mostro scompaia. E dobbiamo essere noi ragazzi i primi a combattere perché, come diceva Paolo Borsellino: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia scomparirà come un incubo”.


























