Pronti? Via!

La parola agli studenti:
Finalmente! È questa la parola che forse più di tutte esprime come sto vivendo l’attesa del primo giorno di scuola in questo strano 2020! E come dicono alcuni miei compagni: non avrei mai pensato di poter essere così felice che la scuola ricominci! Mi mancano i miei amici, la vita da studenti, cinque o sei ore sui banchi, la giornata ritmata dalle diverse materie e le risate coi miei compagni; la ricreazione in cortile, la campanella di fine scuola, le ore di educazione fisica davanti alle finestre delle altre classi e i miei professori. Ho nostalgia un po’ anche dei muri di questa scuola, da cui manchiamo da tanto tempo e persino dei piccioni, così fastidiosi l’anno scorso. È come se questo periodo di distanza mi avesse aiutato a dare valore alle cose quotidiane, quelle che ti capitano tutti i giorni e che non senti affatto come speciali, perché sai che succedono sempre, che si ripetono, sono un po’ le tue sicurezze. Ecco, forse proprio le mie vecchie sicurezze vorrei. I nostri riti. Ammassare le cartelle. Salutarci con tre baci sulla guancia. Darci appuntamento alle 7.50 per entrare tutti insieme, lamentarci per i compiti, ma farli con costanza appena finito il pranzo e andare a scuola tutte le mattine da settembre a giugno senza sorprese. Per questo ho voglia di non perdere neanche un minuto quest’anno e di godermi ogni momento, impegnativo e divertente, perché la Scuola è preziosa e mai come quest’anno all’appello vorrò urlare: presente!
Giulia
La parola ai docenti:
Il primo giorno di scuola in presenza, dopo tanto tempo, sta per arrivare…
Cosa mi aspetterei dai miei insegnanti se fossi ancora un’alunna? Il sole nel cuore per illuminare le mie giornate di pioggia, la passione nella pelle per risvegliare il mio cervello, il sapere della conoscenza per poter fare consapevolmente le mie scelte future, il silenzio nelle orecchie per ascoltare ciò che ho da dire al mondo, lo sguardo attento ai particolari perché senza particolari saremmo tutti uguali, la musica nelle parole per far sì che il testo della mia “canzone di vita” sia pieno di speranze e di sogni.
Ma la partita si gioca in due.
Cosa si aspetterebbe il mio insegnante da me? La fiducia nelle sue scelte perché soltanto con i “Sì” non si cresce, la tenacia nel portare a termine un lavoro difficile perché questo mi insegnerà a lottare nella vita, la voglia di imparare per poter diventare un bravo cittadino nel mondo, la voglia di far fatica perché senza fatica non si ottiene nulla, il rispetto nelle differenze perché “il mondo è bello in quanto vario”, il rispetto dei ruoli perché quando sarò adulto avrò anch’io una parte nel mondo, la volontà di accettare i miei limiti ma con la voglia di mettermi in gioco perché senza porsi delle sfide personali non si cresce, la consapevolezza del rispetto delle regole perché dal disordine si ottiene poco e tutto confuso. È difficile? Sì. Ma tutto questo fa parte del grande cerchio della vita di cui tutti, chi più chi meno, faranno parte prima o poi.
Marianna Bordignon


























