Ultima modifica: 26 Agosto 2020

Andrea Gastner, uno di noi!

Le lacrime che versiamo, il dolore che proviamo di fronte alla vita che scorre, sono la misura dei legami che costruiamo e del senso che diamo alle esperienze che viviamo. La scuola è anche questo: una comunità viva, fili che si incrociano, si annodano, si sciolgono, ma non si rompono.  L’insieme di tante storie che non finiscono, proseguono in altri libri, in altri luoghi. Così vorrei definire l’amicizia della Bellavitis con lo scrittore Andrea Gastner, che era anzitutto uno di noi. Sui nostri banchi aveva studiato, quando ancora la Bellavitis era una scuola di avviamento al lavoro. Qui molti anni dopo era tornato in altra veste, quando, finalmente in pensione, aveva scoperto il suo talento di raccontastorie. Sì, perché Andrea Gastner non era soltanto uno scrittore, era prima di tutto un affabulatore, che sapeva incantare l’ascoltatore con i suoi racconti. Aveva un vero e proprio talento per catturare le storie e non le teneva mai per sé, ma le regalava, le restituiva in altre vesti, con significati più profondi, alla stessa terra che gliele dava. Amante del territorio, di Bassano e della ValBrenta, ma anche di tutti i comuni limitrofi, delle colline circostanti, dell’altipiano e della laguna, era anzitutto un ricercatore, con un fiuto particolare per le storie, le leggende, i personaggi che poi sapeva rendere immortali. Un’immortalità, di cui oggi, in particolare, capiamo il valore. 

E’ mancato ieri sera. E il freddo che sentiamo dentro, nonostante le temperature calde di questo luglio, ci ricorda la neve che permetteva alla volpe bianca di mimetizzarsi e non farsi catturare. Eppure lui è ancora con noi. Qui fra le pagine dei suoi personaggi indimenticabili: il contrabbandiere sulla via del tabacco, il partigiano, l’uomo che tagliava le pietre, il migrante, Mario e Lucia usciti vivi per miracolo dalla Brentana, i figli di Ezzelino… Pagine in cui ci ha raccontato il sudore, la fatica, in cui ci ha trasmesso i valori della nostra terra, parlandoci un po’ di sé e un po’ di noi, di quei sentimenti eterni che tutti proviamo, come la paura, la tristezza, il dolore, l’amore, la passione. Andrea diceva che non sei un bassanese se non sai dove nasce la Brenta e così la prima domanda che faceva ai nostri studenti era sempre quella. E quando sentiva compiaciuto qualcuno che gli rispondeva che sorgeva dal lago di Caldonazzo, allora chiedeva dove sfociava. Non sei Veneto se non sai che la Brenta finisce in laguna. Poi apriva la carta della Valsugana, ne faceva vedere il corso e raccontava come la Brenta fosse un filo che teneva insieme epoche diverse, esperienze lontane e presenti di donne, uomini e persino bambini che lungo quel fiume scoprivano o cercavano il senso della vita. Sopra una zattera, con una canna da pesca in mano, al riparo di un’immagine sacra, al tavolino di un bar, nascosti tra gli alberi, arrampicati sulla montagna, aggrappati ad una roccia, con la valigia in mano pronti a partire per una terra lontana. Possa l’acqua di questo fiume cullare il tuo sonno dolce, Andrea, fino al risveglio. Aspetteremo… con l’ingenuità e la dolcezza di un bambino, con l’astuzia e l’esperienza della volpe bianca… aspetteremo che si svegli la neve!