Essere studenti ai tempi del Coronavirus
Il primo mese di questa quarantena, causata dal Coronavirus, mi ha lasciato spiazzato perché non sapevo cosa stesse succedendo. Una sera mi trovavo in cucina con la mia famiglia e nella TV comparivano le prime notizie riguardanti il Coronavirus, che io ancora non conoscevo. Quando ho sentito che le scuole erano chiuse ho pensato che ci fosse qualche festività o uno sciopero e che sarebbe durato poco. Ho provato un po’ di gioia perché non dovevo andare a scuola, ma anche un po’ di tristezza perché non sapevo quando avrei potuto rivedere i miei compagni di classe.
Quando ho scoperto che c’era un virus invece di qualche altro problema minore, ho capito che la situazione era grave. Tramite i telegiornali ho visto che tutte le cose e le attività tipo negozi di abbigliamento o parrucchieri non erano più aperti, a differenza dei supermercati che vendevano cibo e le farmacie, con molte precauzioni. È scoppiato il caos tra la popolazione e tutti sono corsi ai supermercati creando file assurde, le strade erano sempre più vuote, passava solo qualche macchina, le persone cercavano di stare al sicuro scappando via dalla propria città o chiudendosi in casa. Da alcune immagini che ho visto sembrava che le città si stessero trasformando in “città fantasma”. Un lato positivo è stato che la natura ha ripreso il controllo sull’uomo, l’inquinamento è diminuito drasticamente, gli animali si sono mossi avvicinandosi di più alle città. Per esempio, l’acqua di Venezia è diventata più pulita e si vedevano molti pesci girare per i canali. In alcune zone d’Italia addirittura sono comparsi i delfini.
All’inizio ho avuto molta paura di tutto quello che stava succedendo e non sapevo che cosa ci aspettasse. Non pensavo potesse diventare così grave, infatti mi capitava di uscire di casa e dimenticarmi la mascherina, che subito tornavo a casa per prenderla. In quei giorni mi sentivo fortunato perché avevo un giardino e un bosco dove potevo andare a prendere un po’ d’aria fresca e a divertirmi tutto solo. Non ho mai discusso in casa perché non mi interessava, stavo bene così. Anche perché ascoltare sempre notizie negative mi metteva un po’ di ansia.
Le mie giornate da studente erano molto intense, ho imparato un sacco di cose, per esempio che il computer non serve solo per giocare ai videogiochi. Alle lezioni online mi bastava infilarmi una maglia, per il resto tenevo addosso ciabatte e pigiama. Ho fatto perdere le staffe a mia sorella molte volte perché mi aiutava con i compiti e io a volte, con le belle giornate fuori, non avevo proprio voglia di farli. Come adolescente invece è stato proprio un brutto periodo perché non ho mai visto i miei amici e sono sempre rimasto chiuso in casa.
Questo periodo mi ha dato la possibilità di sentire nuove emozioni e visioni. Quando scendevo in giardino e ascoltavo i suoni della natura intorno a me mi sentivo sollevato, apprezzavo il silenzio e la tranquillità che si era creata. Ho capito l’importanza delle piccole cose e soprattutto che la salute viene prima di tutto.
Spero che dopo tutto questo brutto periodo venga trovata una soluzione e che sia servito di lezione a tutti noi, perché non bisogna mai dare nulla per scontato. Dobbiamo prestare maggiore attenzione prima di tutto per noi stessi e anche per gli altri.
Di Tommaso Tosin


























