UN PENSIERO IN CASA
Oggi, diciannove marzo duemilaventi, visto che è giovedì, dovrei andare a scuola, ma per un’emergenza, non ci vado. Per di più non posso nemmeno uscire di casa. Non ne ho capito bene la motivazione, probabilmente per un virus, ma non ne sono sicuro. Ecco questa è la mia situazione e non per dire, ma sono un po’ annoiato. Anche se le mie professoresse mi mandano i compiti, quando li finisco non so proprio cosa fare. Ecco, sono un ragazzo annoiato per colpa di qualcosa che non sono sicuro di sapere, o almeno faccio finta di non sapere, ma soltanto perché voglio essere libero. Libero di mente, di fantasia, di tristezza e felicità. Ma soprattutto vorrei essere libero da questo virus. Non sono affranto del tutto perché questa situazione mi sta insegnando, di tutto e di più, come la voglia di guardare il telegiornale, ma anche di aprire gli occhi al mondo, perché così è e ormai bisogna adattarsi. Oltre ad aprire gli occhi, ho aperto anche la mente (purtroppo anche i libri di scuola).
Sto giocando.
Sto imparando.
Mi sto annoiando.
Sono tutte cose non scontate, non da tutti i giorni. Ehhh, inoltre sto tutto il giorno con la mia famiglia, cosa di certo non da poco.
Sai, lettore, non so se stai capendo qualcosa, ma il punto è che noi siamo felicità, dobbiamo esserlo, dobbiamo imparare ad esserlo. E pensate, le cose preziose e belle non sono cose, ma sono
pensieri, persone, spirito, ed emozioni. Questa non è una storia, è la storia che racconta della mia vita in questi giorni, è la storia che riflette, che fa riflettere (almeno spero), e intanto mentre riflettiamo passiamo tempo e tempo a pensare e pensare per poi migliorare. Sai, passo i miei giorni, ore, minuti, secondi, istanti, a fare compiti, giocare, pensare, mangiare, dormire, guardare… Ma soprattutto a vivere e non voglio di certo vivere, nell’ansia ma nella felicità. Questa storia doveva parlare di un ragazzo, ed eccolo, è qua che sta scrivendo davanti ad un computer, poi doveva essere breve e questo lo potete vedere con i vostri occhi, inoltre doveva avere un lieto fine. Sai, non so se l’ho-hai capito infatti, non c’è scritto né esplicitamente né implicitamente, ma c’è scritto nella tua testa, tiralo fuori e vedrai che la tua vita migliorerà. Ecco il lieto fine tanto aspettato. Non c’è. E non ci sarà mai, ma forse nella tua testa ora sì.
Di Filippo Tartaglia


























