Dal passato riaffiorano maschere teatrali e flauti di bambù

Laboratorio “Idee e manualità”
Dal passato riaffiorano maschere teatrali e flauti di bambù
I mesi di Marzo, Aprile e Maggio sono stati particolarmente impegnativi e ricchi di scoperte per i ragazzi speciali della scuola media dell’IC2 di Bassano, i quali si sono ritrovati tutti assieme per realizzare degli oggetti di scena da utilizzare nello spettacolo “Musicando la storia dei popoli”. All’interno del laboratorio “Idee e manualità” hanno intrapreso un viaggio, guidati dagli insegnanti Emanuele D’Amico e Caterina Sambugaro, che li ha portati indietro nel tempo nell’Atene del V secolo a.C. dove, con l’introduzione delle rappresentazioni tragiche e comiche, si svilupparono diverse tipologie di maschere teatrali che venivano utilizzate dagli attori con funzione acustica e scenica.

In questo viaggio gli studenti hanno avuto il compito di far rivivere le antiche maschere del teatro greco, avendo a disposizione materiali semplici come la carta di giornale, la colla vinilica, l’argilla, il gesso ed i colori a tempera. Dopo un breve studio delle caratteristiche predominanti nelle maschere greche, come la fronte rugosa, gli occhi sporgenti, le sopracciglia prominenti, la bocca spalancata e il naso camuso, si è partiti con la costruzione in argilla del modello, prendendo ispirazione dagli originali.
Le fasi successive sono state le seguenti:
- ottenere dal modello realizzato il negativo, ricoprendolo con una colata di gesso a presa rapida;
- sciogliere un po’ di colla vinilica in un paio di litri d’acqua;
- tagliare delle strisce di carta di giornale e metterle a bagno in un recipiente;
- prendere le strisce di carta e applicarle all’interno dello stampo. Questo procedimento è noto come “cartapesta”.
- lasciare asciugare bene la cartapesta;
- estrarre con attenzione la maschera dal calco;
- ricavare con il taglierino le aperture degli occhi e della bocca;
- colorare ed applicare una vernice spray trasparente.


Questo lavoro è stato valorizzato dalla costruzione epico-tragica della classe I F che ha messo in scena l’addio tra Ettore e Andromaca e le maschere hanno dato rilievo al coro, simbolo del volere e del sentimento popolare.
L’attività ha avuto una ricaduta significativa sul piano della socializzazione, del comportamento e delle competenze – sviluppando le abilità espressive, creative e manipolative – ma, soprattutto, sarà un’esperienza che i ragazzi e gli insegnanti coinvolti ricorderanno a lungo perché vissuta in prima persona e realizzata con le proprie mani.
Last but not least. La costruzione di flauti di bambù ha rappresentato un altro momento di condivisione e socializzazione per gli alunni speciali della scuola media “G. Bellavitis 2.0”. Anche in questa occasione tutti i ragazzi, riuniti attorno ad un lungo tavolo rettangolare, hanno lavorato e cooperato alla realizzazione di questi strumenti musicali, che hanno un’origine molto antica. Semplici canne di bambù, raccolte direttamente dal terreno, sono state ripulite dalle foglie, levigate da vari passaggi di carta vetrata e trasformate in oggetti scenici. Gli insegnati si sono occupati della parte più delicata del taglio del bambù e dei fori.

Il laboratorio ha offerto agli studenti la possibilità di confrontarsi interiormente con le espressioni emotive più recondite e tipicamente umane che il teatro greco ben sapeva interpretare. L’occasione di identificarsi e di riflettersi con vissuti articolati o disarmonici, quali lo stupore di fronte all’imponderabile, la paura, l’aggressività, l’ilarità, che la maschera greca mette in rilievo, ha permesso ai ragazzi di avviare un processo catartico e autoriflessivo portandoli ad avviare percorsi intra ed inter personali significativi. La manipolazione poi di materiali naturali come il bambù per la costruzione dei flauti, delinea in senso storico quel passaggio tra morfologia dello strumento e corrispondenza con l’organismo umano (flauto/tubo digerente/ossa lunghe del corpo). La correlazione nella forma del flauto con alcune parti costitutive dell’organismo insegna ai ragazzi che tutto è già insito nell’Uomo, come già intuiva l’uomo antico. La costruzione di oggetti scenici ha inoltre aiutato questi ragazzi speciali nell’avviare processi fino-motori e rappresentativi attraverso la mediazione dell’Arte che per sua natura porta sempre verso l’armonizzazione.
Gli insegnanti
Emanuele D’Amico e Caterina Sambugaro


























